Dalla cultura del lavoro al lavoro della cultura

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Questo il motto che esprime la VISION del progetto di ristrutturazione del Makò presentato giovedì scorso, 28 maggio, al Consiglio Comunale di Cordenons dal presidente della STU Makò Paolo Lunardelli. Recuperare gli elementi del nostro territorio legati alla produzione, quelli dell’ambiente naturale e la cultura che li tiene assieme.

DALLA CULTURA DEL LAVORO AL LAVORO DELLA CULTURA: quando il lavoro diventa cultura di un popolo.

VISION

Questo il motto che esprime la VISION del progetto di ristrutturazione del Makò. Recuperare gli elementi del territorio legati alla produzione, quelli dell’ambiente naturale e la cultura che li tiene assieme. Sono stati  individuati nella ceramica, nel tessile, la carta, l’agricoltura e l’edilizia gli elementi caratteristici del lavoro presenti nel nostro territorio. Oltre a questi, l’ambiente naturale è il secondo pilastro che caratterizza il nostro paese. Entrambi questi pilastri sostengono il tetto della nostra cultura che è stata espressa dai grandi personaggi come Appi, Tajariol, Manfrin – sia Luigi che Attilio – e tanti altri.

MISSION

  • Makò e la città dei 120.000
    Dobbiamo pensare che il Makò sarà al centro geografico della città dei 120mila abitanti, ed una città ha BISOGNO dei suoi simboli. Il Makò recuperato in forme architettoniche moderne potrà diventare simbolo della nuova città.

  • Makò propulsore di formazione e lavoro
    La cultura del LAVORO si riverserà al Makò dove attraverso le scuole d’arte, professionali, moda e alberghiere ci sarà la possibilità di far “lavoro” assieme agli studenti, sviluppando collaborazione tra i laboratori scolastici e laboratori artigianali. Lo sviluppo del Commercio legato ai settori studiati, lo “Store Cartiera Galvani” che ci piacerebbe offrire alla città, quindi la moda, il viale centrale dell’ex cotonificio diventerà un corso coperto e passeggiabile, un “viale della moda”.

  • Makò e il legame con l’ambiente
    L’ACQUA
     è stata la principale causa della nascita del Makò per l’energia che ha potuto fornire allo stabilimento e tornerà a fornire agli istituti scolastici che saranno costruiti no-carbon energy. Gli scarichi idrici verranno poi trattati con sistemi innovativi e reimmessi nell’ambiente. Il parco a est, ovest e sud, garantirà un enorme polmone d’ossigeno e viabilità ciclabile. L’acqua del Noncello che ha portato grandi meriti sportivi a Pordenone potrà offrire qui sedi per spogliatoi e attrezzature.

  • Makò luogo della memoria e della cultura
    Non si può entrare al Makò e non sapere cosa fosse prima. È logico pensare dunque a spazi espositivi sulla produzione dei filati a Pordenone, ma anche della ceramica e della carta.  È necessario pensare anche ai grandi uomini di cultura e a raccogliere tutta la produzione scritta, registrata e video di Renato Appi. Tutti questi elementi saranno tenuti assieme dal collante costituito dalla collezione di Gino Argentin che finalmente potrebbe trovare al Makò la sua naturale e doverosa collocazione, ed il pubblico riconoscimento dell’opera di studio e archiviazione fatta da questo illustre cittadino.

MASTERPLAN

Il masterplan che sta predisponendo la STU Makò prevede dunque la suddivisione in tre semplici ambienti urbanistici:

  • Fuori le mura – zona destinata alla residenzialità

  • Dentro le mura – centro arti e mestieri

  • Parco – l’ex Repezza fino alla centralina idroelettrica e poi verso nord fino alla casa diventerà verde pubblico con le polle d’acqua che si uniscono al Noncello.

Per i finanziamenti Lunardelli ha spiegato che si stanno battendo tutte le strade: “tutta l’operazione può far paura per la sua enormità e complessità ma anche un elefante si può mangiare a piccoli bocconi. La STU Makò ha fatto il primo passo – risolvendo il contenzioso sulla centralina idroelettrica che porterà costantemente denaro fresco – ma ora gli altri soci devono mangiare la loro fetta“.

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