Modella per un giorno

La Grecia, l’Italia e tanti altri luoghi al mondo sono colmi di siti archeologici. In pochi casi è riconoscibile la funzione degli edifici, in tanti altri si legge solo una ricostruzione su un foglio di carta scritta da uno studioso su cosa sono i resti di fronte ai nostri occhi. Quasi mai ci si riesce a calare nella parte a tal punto di respirare l’aria dei tempi passati.
Mi spaventa ciò che si vive quando si entra dal cancello arrugginito del Makò, a Cordenons. Mi spaventa vedere ridotto in tale stato un luogo vivo fino a pochi anni fa; mi spaventa sapere che i miei bis-nonni possono averci lavorato al suo interno.
Come abbiamo fatto a dimenticarci di luoghi come questo? Con la fugacità della tecnologia odierna, che fine fa la nostra memoria a breve termine? Ci ricordiamo del Colosseo ma non di colossi fuori dalle porte di casa nostra.
Con questo spirito ho affrontato questa avventura tra lame di luce, coriandoli di vetro a terra e braccia verdi che si stanno impossessando nuovamente di un’area completamente lasciata all’abbandono.
Marco Tabaro

Le espressioni artistiche all’interno dell’ex cotonificio Makò non hanno sosta: pare che qui i fotografi riescano a trovare modi, tempi e spazi ideali per sperimentarsi, mettersi alla prova ed infine tramutare in realtà un’idea. Difatti “una foto racconta una storia” – mi insegna Marco Tabaro, giovane fotografo talentuoso che insieme a me ha deciso di misurarsi in questo progetto – e qui, attraverso le parole, vorrei raccontare gli episodi di queste storie nate come esperimento giocoso, ma decisamente ben riuscito.
Il servizio fotografico si è svolto in una calda domenica di settembre, quando la luce veste ancora i panni dell’estate ma pensa già ad indossare quelli dell’autunno alle porte. E così è stato anche per me, che in quella manciata di ore ho lasciato fuori dai cancelli del Makò la mia vita di tutti i giorni e mi sono lasciata trasportare dalla magia di quegli spazi silenziosi e parlanti al tempo stesso verso questa esperienza da “modella per un giorno”.
Posare e fotografare non è cosa scontata ed immediata perché ogni scatto è frutto di un pensiero, di un ragionamento da parte di entrambi i soggetti che scelgono di essere interattivi e costruttori di quei racconti; al tempo stesso è stato fondamentale nutrirsi anche di spontaneità, divertimento e naturalezza che si è presto palesata sotto forma di energia creativa portando ad un lavoro ben riuscito, grazie anche alla cornice intramontabile e magnifica dell’ex cotonificio Cantoni.
Emma Cengarle

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